Alluvione del 2015

Tre morti e devastazione, ma nessun colpevole: i familiari si oppongono

14 settembre 2019

Dopo una splendida domenica di sole, la notte tra il 13 e il 14 settembre 2015 si scatenò l’inferno. Sono passati quattro anni dall’alluvione che travolse Valnure e Valtrebbia arrivando fino a Roncaglia e portando via tre vite umane: la guardia giurata dell’Ivri Luigi Albertelli, Filippo e Luigi Agnelli, padre e figlio diretti in Lombardia per una visita medica. Il corpo di Filippo Agnelli non è mai stato ritrovato. Mentre transitavano sulla Provinciale intorno alle 5 del mattino, a Recesio la strada sprofondò nel Nure inghiottendo le auto. Anche Massimo Chiavazzo finì nel fiume in piena ma riuscì a salvarsi aggrappandosi a un albero e nuotando.

Il ricordo di quella notte di terrore è ancora tristemente vivo: case distrutte o allagate, strade interrotte, campi devastati dalla furia dell’acqua. La macchina dei soccorsi si mise subito in moto per aiutare gli alluvionati e ripristinare una condizione di normalità. Fondamentale l’apporto del volontariato.

Sul fronte giudiziario la procura aprì un’inchiesta con le ipotesi di reato di disastro e omicidio colposo. Secondo le perizie degli esperti si trattò di un “evento eccezionale, catastrofico e storicamente non prevedibile”. La procura nel 2018 chiese l’archiviazione dell’inchiesta non avendo rilevato responsabilità penali per quanto accaduto. Il gip Stefania Di Rienzo aveva respinto una la prima richiesta di archiviazione del sostituto procuratore Roberto Fontana accogliendo l’opposizione dei legali dei famigliari delle vittime e commissionando ulteriori approfondimenti. Le nuove indagini, prese in carico dal pm Matteo Centini e affidate ai carabinieri, miravano in particolare a verificare se quella notte la “catena” degli allarmi avesse funzionato e se si fosse potuta chiudere tempestivamente la strada Valnure. La conclusione a cui è arrivata la procura, che ha ascoltato diverse persone tra cui alcuni sindaci, è che non ci sarebbe stato il tempo materiale per interdire il traffico. Nessuna responsabilità penale, dunque. I familiari delle vittime anche in questo secondo caso si sono opposti chiedendo nuovi accertamenti.

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