Pali divelti e sporcizia: “Ecco il tragitto del degrado da Palazzo Farnese a Piazza Cavalli”

07 Febbraio 2020

“Il tragitto del degrado”. Così il cittadino Enrico Girardi ha soprannominato l’itinerario fra Palazzo Farnese e Piazza Cavalli, ipoteticamente percorso dai turisti che visitano i monumenti principali della nostra città. Accompagnando in centro storico alcuni amici provenienti dalla Lombardia, infatti, pochi giorni fa il pensionato ha notato un serie di “dettagli che fanno al differenza”: scorci di degrado, sporcizia e pali divelti. In altre parole, Girardi ha fatto i conti con vere e proprie “bruttezze urbane che troppo spesso passano inosservate agli occhi delle istituzioni locali o di chi ha la competenza per sistemarle”.

Si parte dall’angolo fra via Bacciocchi e via Cavour, dove la siepe di fronte alla scuola Mazzini è piena di fazzoletti usati, bottiglie di alcol e confezioni di plastica gettate per terra. “Alcune panchine sono rovinate e arrugginite – dice Girardi -, mentre la centralina della corrente elettrica è ricoperta dalla colla di adesivi e manifesti abusivi. Un palo che segnala la sosta a pagamento è abbattuto e crollato nell’aiuola”. Proseguendo in via Cavour, all’altezza del civico 52, balzano all’occhio alcuni cartelli stradali di attività commerciali rotti e piegati, un palo scrostato e un’altra centralina rivestita di colla secca. Una decina di metri più avanti, Girardi si sofferma sulla “colonnina del parchimetro impataccata, che basterebbe ripulire con un po’ di attenzione per riportarla a una normalità decorosa”.

Dopo questa prima parte di “tragitto del degrado” si comincia finalmente a scorgere Piazza Cavalli: all’ingresso della galleria del Terzo lotto, però, i passanti devono imbattersi in due pali traballanti e piegati,  che sono stati legati fra loro con una fascetta da elettricista in maniera a dir poco fai da te. Ormai all’ombra di Palazzo Gotico, nel salotto della città, Girardi volge lo sguardo ai portici del Palazzo Ina: «Molte vetrinate espositive sono dismesse e danneggiate. Inoltre, nonostante il divieto di affissione – conclude il pensionato – le colonne diventano immancabilmente una bacheca di manifesti non autorizzati».

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