Emergenza, rifugio Segadelli: dimezzati i posti letto, ne restano cinque

03 Novembre 2020

Immagine di archivio

L’emergenza sanitaria gli ha portato via il lavoro e così un piacentino di circa 40 anni è sprofondato nel baratro e si è ritrovato a chiedere aiuto al Rifugio Segadelli di Piacenza. Dorme nell’alloggio nei pressi della stazione che da 20 anni offre riparo a chi non ha più una casa. Storie che si intrecciano, persone che hanno toccato il fondo e cercano una strada per riemergere e sentirsi nuovamente parte della società. L’emergenza Covid ha ridotto i letti a disposizione. Per garantire il distanziamento indicato dalle normative, solo cinque persone hanno accesso alla struttura, prima erano dieci.

“Ogni giorno ci troviamo a rifiutare l’accesso ad almeno due persone – ha spiegato Gianni Bonadè, storico responsabile del Rifugio Segadelli con l’associazione Ronda della Carità –. Gli ospiti quando entrano fanno il tampone, poi misuriamo la febbre ogni giorno, facciamo lavare correttamente le mani e forniamo le mascherine. Purtroppo però non possiamo sentirci totalmente sicuri perché durante la giornata vivono in strada e alcuni li vediamo in giro senza mascherina oppure la tengono abbassata”. Durante tutto il periodo del lookdown la struttura aveva ospitato un gruppo di senzatetto rimasto all’interno per circa due mesi. Il dormitorio Caritas era stato chiuso e alcuni ospiti erano stati trasferiti in appositi appartamenti. Entro fine mese, salvo imprevisti legati ai decreti governativi, dovrebbero riaprire, con numero di posti ridotti, il dormitorio Caritas di via Giordani e quello per l’emergenza freddo alla Sacra Famiglia.

Gianni Bonadè responsabile della Ronda della Carità

© Copyright 2021 Editoriale Libertà