Maurizia Gentili e l’arte di dipingere col vino. Ma anche con asparagi e pomodori

26 Dicembre 2021

L’arte di dipingere col vino. Ne è maestra Maurizia Gentili, l’artista di Carpaneto che ha trasformato un’idea, nata quasi per gioco dodici anni fa proprio al Gutturnio Festival nel capoluogo della Valchero, in un’attività che l’ha portata a girare, insieme alle cantine e ai vignaioli, le più grandi manifestazioni dedicate al nettare degli dei, anche fuori dai confini italiani. Quella dei “vinarelli” è stata un’arte inizialmente sottovalutata, ma Gentili ci ha creduto fino in fondo e ha finito per essere sempre più richiesta, fino ad attirare le attenzioni della stampa, dei media e dei cataloghi d’arte nazionali. E’ un’arte duttile, perché nella collezione in costante levitazione di Maurizia ci sono anche abiti e magliette, borse e accessori, fino alle scodelle coi motti in dialetto che avevano debuttato ad Expo 2015.

“La passione per l’arte, i materiali e la manualità artigianale mi accompagnano da sempre. Iscrivermi al Gazzola a quarant’anni forse è stata una follia”, racconta Maurizia sorridendo. “Alle medie dimostravo un gran talento e mia madre voleva mandarmi al liceo artistico Toschi a Parma. Io però ero timida, non volevo cambiare città. Uno sbaglio”. Ma non c’è scadenza per sviluppare i propri doni e talenti, così, da una molla scattata tanti anni fa durante un corso di scultura per donne promosso a Morfasso dalla Comunità montana, Gentili oggi si ritrova immersa in un’attività no-stop dai frutti semplicemente deliziosi e che le dà non poche soddisfazioni.

Il vino al posto dell’acquerello. “Da sempre ho un legame viscerale con le vigne, sin dalle vendemmie di famiglia nell’Oltrepo pavese. Nelle campagne di Carpaneto ho ritrovato il paesaggio, il passeggiare, la vitalità delle viti. Amici vignaioli mi hanno spinto a sperimentare, ad accantonare le incisioni tradizionali per giocare coi pigmenti del vino e l’esperimento è assolutamente riuscito. I colori, le sfumature, gli effetti che si possono ottenere sono infiniti”. Lo hanno visto coi propri occhi gli appassionati di vino e d’arte di mezzo mondo, dal VinItaly al Mercato Fivi al Piacenza Expo, da Sorgente del vino all’annuario romano dei “Migliori vini italiani” di Luca Maroni, dall’enoteca regionale di Dozza al Giappone.

“All’inizio mi prendevano per un Nas, o qualcosa del genere – ride Maurizia – perché andavo a campionare i vini con i miei boccettini. Cerco sempre il colore più scuro, quello che possa offrirmi i pigmenti più resistenti”. Le commissioni – dai premi e le illustrazioni per le manifestazioni ai ritratti, dalle copertine di libri agli “scudlei”, dalle astrazioni naturalistiche alla recente libera ricerca artistica su temi celesti – sarebbero infinite da enumerare. Tra le più curiose, uno spot dimostrativo per una ditta di prodotti per la pulizia della casa. Smacchiare un “vinarello”, però, che peccato!

Non solo vino. “Ho dipinto e con diversi colori naturali, come gli asparagi frullati o il pomodoro per Coldiretti”. E sui materiali più disparati. “Ottima la carta da acquerello, fantastici i vecchi quaderni di campagna. Uno di questi è esposto al Museo Da Vinci della Scienza e della Tecnica a Milano”. Bella la linea di abiti e accessori: “ho applicato l’eco-print al cotone, alla pelle, ai foulard”, ma anche suppellettili e oggetti in pietra e in terracotta.

L’ultima sorprendente applicazione dei “vinarelli” riguarda un’arnia per le api, finita anche sull’ultimo “Catalogo dell’Arte Moderna” Mondadori dopo essere stata esposta all’“Apiario d’autore”, iniziativa nata in Piemonte e sviluppata quest’anno su tema dantesco a Guasticce, in Toscana; un festival particolare, che dal 2019 raccoglie artisti italiani a sostegno dei piccoli apicoltori. “E’ sempre colpa delle amicizie, ne ho tante anche nell’ambito dell’apicoltura – conclude Maurizia – e da Apimell all’Apiario il passo è stato breve. Ho lavorato su una particolarissima specie, le api ubriache, le operaie di cantina. Infondo, siamo nello stesso ecosistema. Sono sicura che le convertirò al nettare degli dei”.

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