“La voce del silenzio per invocare la pace”. In 700 alla camminata interreligiosa

11 Marzo 2022

“Chissà se la luna di Kiev è bella come la luna di Roma, chissà se è la stessa o soltanto sua sorella” l’inizio della filastrocca di Gianni Rodari tremendamente attuale in questi giorni segnati dalla sofferenza e dal dolore di un popolo costretto a fuggire dal proprio Paese divenuto lo scenario di una terribile guerra. la luna di Kiev non è mai stata così lontana e diversa rispetto a quella che illumina il nostro cielo. Eppure come – riporta la filastrocca di Rodari – la luna è sempre quella ed è lo stesso pensiero del vescovo di Piacenza Adriano Cevolotto che – questa sera – ha presieduto a un emozionante momento di preghiera e di conforto rivolto a chi sta vivendo sulla propria pelle i drammi della guerra. Con lui, il pastore evangelico Nicola Tedoldi, gli ortodossi Grigore Caetan e Kliment Misanj e Yassine Baradai, presidente della comunità islamica.

“Un saluto speciale, che si fa abbraccio, alle sorelle e ai fratelli ucraini presenti tra noi o che vi sono giunti in questi giorni” le prime parole del discorso tenuto nella basilica di Sant’Antonino gremita di persone accumunate dal desiderio di far parlare il silenzio. “ll silenzio scelto: necessario perché si crei uno spazio in noi, abitato dall’invocazione di pace – le parole di monsignore Cevolotto –  prima ancora che dal grido soffocato in gola di tanti nostri fratelli e sorelle in terra di Ucraina, prima ancora che dalle nostre labbra e dai nostri cuori appesantiti dalle immagini di distruzione e sofferenza che sono entrate con violenza nelle nostre vite. Non rassegniamoci mai alla guerra tra fratelli. Mai.”

Tantissime le persone che sono accorse in Sant’Antonino: uomini, donne, ma anche tanti ragazzi e ragazze uniti in un grande abbraccio verso la comunità ucraina. “Credo che noi tutti proviamo lo stesso sgomento nel sapere che al 31 dicembre 2021 sono stati registrati nel mondo ben 359 conflitti, di cui 21 di alta intensità – ha evidenziato il Vescovo – non ci sono vincitori nella guerra, nessuno può alla fine gloriarsi se non delle macerie procurate”.

Tra le tante persone accorse alla camminata interreligiosa (molte delle quali non sono riuscite a entrare in Sant’Antonino) anche il sindaco di Piacenza, Patrizia Barbieri. “Tutta la cittadinanza, tutte le religioni si sono riunite qui stasera per chiedere la pace – le parole del primo cittadino – una comunità unità per un futuro migliore e di pace”. Accanto al sindaco, anche il prefetto Daniela Lupo, il questore Filippo Giglielmino e il consigliere regionale Katia Tarasconi. Diversi i rappresentanti delle amministrazioni locali piacentine e delle associazioni di volontariato.

Il vasto corteo – adornato da varie bandiere arcobaleno – dalla basilica di Sant’Antonino si è spostato in piazza Cavalli dove il vescovo, accompagnato dai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, della comunità islamica e dalle autorità civili, ha invocato il silenzio. Lo stesso silenzio interrotto dai rumori che definiscono la guerra: allarmi, sparatorie, bombe e missili che esplodono. Rumori amplificati in piazza Cavalli che per qualche minuto ha voluto vivere le paure e le sofferenze del popolo ucraino.

Infine, il primo cittadino ha acceso un cero dinnanzi al monumento dedicato ai caduti in guerra e – dopo di lei – tutti i partecipanti hanno acceso le candele consegnate al loro arrivo in piazza Cavalli. Tutti insieme hanno mandato un abbraccio simbolico alla comunità ucraina sventolando in alto “le luci della speranza”.

L’INTERVENTO DEL VESCOVO MONS. ADRIANO CEVOLOTTO

 

 

 

 

 

 

© Copyright 2022 Editoriale Libertà