Tragedia di Zena: per il conducente dell’auto prova del Dna e rito abbreviato

28 Aprile 2022

Tragedia a Zena di Carpaneto, ora test sul Dna per accertare le responsabilità. L’automobilista che travolse Sonia e Daniele, uccidendoli, non sembrava ubriaco, secondo testimoni. Il sangue dice il contrario. Sarà effettuata un’analisi sulla provetta numero tre. L’obiettivo è quello di avere certezza che il sangue che contiene sia realmente quello dell’imputato accusato di aver travolto con la sua auto Daniele Zanrei e Sonia Tosi che il primo agosto del 2021 erano in sella ad una Vespa e percorrevano la strada tra Carpaneto e Cadeo. I due fidanzati non avevano purtroppo avuto scampo.

Ieri, 27 aprile, davanti al giudice Gianandrea Bussi e al pubblico ministero Daniela Di Girolamo sono state accolte le istanze dell’avvocato difensore Matteo Dameli, il quale, al termine dell’udienza, ha riferito di condividere “la decisione del giudice di ammettere il rito abbreviato condizionato senza testimoni”, ma con la verifica “riguardante l’appartenenza del sangue dell’imputato nella terza provetta”. Tale verifica verrà effettuata con la comparazione del Dna del sangue che contiene con quello dell’imputato. “Quello che è accaduto quella sera è un’immane tragedia”- ha aggiunto l’avvocato Dameli. La prossima udienza è stata fissata per il mese di maggio al fine di consentire la nomina del perito che si occuperà dell’analisi tecnica e del prelievo del Dna. L’automobilista, subito dopo l’incidente costato la vita alla coppia, secondo testimoni non sarebbe stato visibilmente in stato di ebbrezza; ma la successiva analisi del sangue avrebbe invece stabilito diversamente. Da qui la richiesta di verifiche ed accertamenti da parte della difesa. L’imputato, dall’inizio dello scorso agosto, si trova agli arresti domiciliari con il permesso di recarsi al lavoro. Per lui l’accusa è quella di omicidio stradale e guida in stato di ebbrezza. I genitori dei due giovani morti nell’incidente stradale sono difesi dall’avvocato Franco Livera (per la famiglia di Daniele) e dall’avvocato Nicola Sette del foro di Bologna (per la famiglia di Sonia).

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