Caporalato e sfruttamento di immigrati. Azienda di trasporti sotto sequestro

15 Novembre 2022

La Polizia di stato e la Guardia di finanza hanno messo a segno l’operazione Hermes eseguendo misure cautelari personali e patrimoniali per caporalato e favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina. Una lunga e articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Piacenza e condotta dalla squadra mobile della Questura di Piacenza, in collaborazione con le sezioni Polizia stradale di Trento e di Piacenza e con il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Piacenza, che ha portato a svelare un articolato sistema criminale orchestrato dai responsabili di un’azienda di trasporti piacentina, autori di gravi reati quali caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso in atti pubblici.

Condotte per le quali il Gip del Tribunale di Piacenza ha emesso a loro carico un’ordinanza di misure cautelari personali e reali. La complessa indagine ha riguardato infatti i preposti di una grande azienda di trasporti piacentina dediti a reclutare all’estero cittadini extracomunitari, fornendogli previo lauto corrispettivo anche falsi documenti di identità e di circolazione europei, per poi impiegarli come camionisti alle
loro dipendenze e in condizioni di sfruttamento. I lavoratori, irregolari, venivano assunti con le false generalità alle dipendenze di aziende fittizie, anche formalmente localizzate all’estero, ma comunque riconducibili alla stessa azienda avente sede nel capoluogo.

Secondo le indagini, l’azienda – approfittando proprio dello stato di bisogno in cui i camionisti versavano poiché irregolari sul territorio italiano, con documenti falsi e privi di qualsiasi altro contatto o alternativa lavorativa in Italia -, ne sfruttavano le prestazioni lavorative imponendo turni di servizio massacranti e stipandoli in luoghi insalubri nelle pause tra un viaggio e l’altro. Gli stipendi versati agli autisti erano invece difformi dai contratti collettivi nazionali e sproporzionati rispetto alla qualità e quantità del lavoro prestato. I pagamenti avvenivano senza alcuna busta paga e con ulteriori decurtazioni qualora non venisse svolto il lavoro straordinario o vi fosse un ritardo sui tempi di consegna. Venivano inoltre contabilizzate le rate per pagare i documenti falsi forniti, che venivano stornate dallo stipendio, così come venivano stornati i corrispettivi per riposare nelle baracche messe a disposizione dall’azienda, e pure le spese per gli incidenti stradali che occorrevano durante i massacranti turni di lavoro.

I lavoratori erano tra l’altro costretti continuamente a mettersi alla guida nonostante la
stanchezza o comunque fossero in condizioni psicofisiche tali da non permettere di mettersi alla guida in sicurezza. Un dipendente era addirittura soprannominato Kamikaze, per la sua capacità di guidare in qualsiasi situazione. Sono complessivamente 44 i camionisti stranieri individuati nel corso delle indagini quali vittime del reato di caporalato, persone in situazione di estremo bisogno grazie alle quali gli indagati potevano trarre profitto.

L’attività d’indagine ha avuto origine nel 2020 dalla convergenza investigativa tra la sezione criminalità organizzata della Squadra mobile di Piacenza e la sottosezione Polizia stradale di Trento sull’azienda in questione, a seguito di alcuni accertamenti svolti d’iniziativa dalla Questura ed al contemporaneo arresto in flagranza di un autista brasiliano, dipendente dell’azienda e sorpreso dalla Polizia stradale a Trento in possesso di falsi documenti greci. L’indagine ha permesso di ricostruire un complesso sistema, articolato in più fasi, finalizzato dapprima a consentire l’ingresso illegale nello stato di soggetti extracomunitari, per poi sfruttarli quali camionisti a basso costo.

I camionisti arrivavano dal Brasile, dalla Turchia e dalla Moldavia. Per quanto riguarda invece le insalubri e degradanti condizioni di impiego, le baracche situate all’interno dell’azienda in cui durante le pause venivano stipati i camionisti erano in condizioni igieniche fatiscenti, con addirittura pericoli di sicurezza per il rischio di innesco di incendi: oltre alle gravi carenze negli impianti elettrici, vi era negli ambienti dedicati al riposo anche una “sauna” con focolare a fiamma libera. I rifiuti erano liberamente stipati nel piazzale dell’azienda, ed anche i rifiuti liquidi non venivano correttamente sversati.

Si riscontrava inoltre che nel piazzale dell’azienda venivano svolte attività artigianali abusive di meccanica e di gommista, con conseguente sequestro delle stesse. A riprova del totale stato di assoggettamento dei lavoratori, è emerso nelle intercettazioni la disperazione di alcuni ex dipendenti, che cercavano di elemosinare ai responsabili dell’impresa dei soldi per poter mangiare, dopo essere stati licenziati in tronco dall’azienda a seguito delle irregolarità rilevate dalle Forze dell’Ordine.

Ampia l’attività di accertamento che è stata eseguita in particolare dalla locale Guardia di finanza, al fine di delineare con precisione gli illeciti societari commessi dal gruppo ed in particolare l’esterovestizione societaria. Infatti, l’azienda assumeva i propri autisti anche per il tramite di un’azienda fittizia bulgara.

A seguito delle articolate indagini effettuate in sinergia dagli uffici investigativi di Polizia e Guardia di finanza, anche per il tramite di intercettazioni telefoniche e telematiche, nonché di un’ampia perquisizione anche informatica dell’azienda in questione, è stata quindi emessa dal Gip di Piacenza un’ordinanza di applicazione di misura cautelare per i reati di caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e in materia di falso nei confronti di cinque soggetti, destinatari uno della custodia in carcere, due dell’obbligo di dimora a Piacenza ed altri due dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Altre dodici persone sono sottoposte al medesimo procedimento penale, indagate a vario titolo in stato di libertà. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo dell’azienda interessata e di un’altra azienda, formalmente distinta dalla prima, ma di fatto riconducibile ai medesimi soggetti. Le condotte criminale portate sistematicamente avanti dagli indagati causavano gravi pericoli non solo alle stesse vittime del caporalato, ma anche a tutti gli utenti della strada, ove si trovavano a lavorare su grandi automezzi dei camionisti senza le necessarie abilitazioni ed in stati fisici alterati per la stanchezza accumulata. Il positivo risultato investigativo è stato raggiunto grazie alla grande sinergia tra i diversi uffici di polizia e gli altri organi amministrativi, attraverso il costante coordinamento dell’Autorità Giudiziaria.

Il Prefetto di Piacenza Daniela Lupo ha voluto congratularsi per “la la brillante attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Piacenza e condotta dalla Squadra Mobile della Questura, in collaborazione con le Polizie Stradali di Trento e Piacenza, con il Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Piacenza e con l’Ispettorato Territoriale di Piacenza che ha svelato attività criminali, attribuite ad aziende di trasporti piacentine, di grave pericolosità sociale come caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso in atto pubblico. Reati particolarmente odiosi per il trattamento disumano inflitto a persone socialmente deboli e per l’elevato rischio di sinistri nella circolazione, in conseguenza dello sfruttamento degli autisti di mezzi pesanti ben oltre i limiti fisiologicamente sostenibili”.

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