Introvabili Playstation e Xbox La crisi dei chip un problema anche per chi non gioca

18 Novembre 2021

I videogiocatori questo problema lo conoscono bene. Non appena le grandi catene di elettronica annunciano l’arrivo di nuove scorte delle console, quest’ultime vanno esaurite in pochi minuti. Mancano i semiconduttori per produrle ed è un problema che va ben oltre il settore dei videogame: secondo una analisi sarebbero 169 le industrie colpite dalla crisi

Gli appassionati di videogiochi continuano ad avere le mani tra i capelli: non si trovano le console di videogiochi di ultima generazione. Il problema è sempre il medesimo, ovvero l’assenza dei semiconduttori, introvabili sul mercato. Perché questo fatto dovrebbe importare anche a chi con i videogiochi non ha nulla a che fare? Al giorno d’oggi i chip sono ovunque, dagli elettrodomestici ai mezzi di trasporto.

Sony taglia la produzione della Playstation 5

È di una settimana fa la notizia che ha scosso il pubblico dei videogiocatori che ancora non sono riusciti a mettere le mani sulle console di ultima generazione: nel 2022 Sony prevede di produrre un milione di Playstation 5 in meno. Lo ha reso noto Bloomberg (ma poi la notizia l’hanno rilanciata tutte le principali testate del settore e non) guardando ai numeri che il colosso giapponese aveva inserito nei propri piani per gli investitori. Lo scorso marzo si parlava di circa 16 milioni di Playstation 5 prodotte mentre recentemente Sony avrebbe posto l’asticella a 14,8 milioni di unità, anche se l’informazione non è classificata al momento come di “dominio pubblico”, pur essendo stata captata da ambienti interni alla società.

Manca forse la domanda di console? Assolutamente no, le scorte si esauriscono sempre in breve tempo. Sony non ha abbastanza lavoratori? No, non è nemmeno questa la causa. Il problema sono i semiconduttori. Introvabili da oltre un anno. Introvabili chissà per quanto tempo ancora.

Senza il processore una console è solo una scatola costosa

La verità è che i realizzatori di console di videogiochi come Sony, Microsoft o Nintendo senza i processori non possono “chiudere” i propri prodotti, ridotti a costose scatole in plastica: il processore è infatti il cervello della console, ciò che le permette di realizzare i calcoli necessari, elaborare la grafica che poi si vede sullo schermo, e così via. Il problema è serio. Lisa Su, amministratore delegato di AMD (l’azienda che produce i processori contenuti all’interno delle nuove Playstation e Xbox) ha dichiarato: “Siamo sempre andati incontro a cicli di alti e bassi, dove la domanda superava l’offerta, stavolta però è diverso”. Per aumentare la produzione in maniera considerevole serve tempo: “Potremmo impiegare tra i 18 e i 24 mesi per mettere su un nuovo impianto, in alcuni casi anche più, investimenti che abbiamo cominciato all’incirca un anno fa”.

Il calcolo così è presto fatto: bisognerà attendere almeno la metà del 2022 per poter riuscire a vedere qualche luce nella nebbia dei semiconduttori.

Quali sono le cause di questa crisi?

  • Con i lockdown, il telelavoro e la nuova socialità basata sulla rete e i dispositivi elettronici, la vendita di computer in tutto il mondo è esplosa nel 2020. Rispetto al 2019 si è registrato un aumento del 13,1% delle vendite (il salto più ampio dal 2010).
  • La prima ondata del Covid del 2020 ha portato alla chiusura e allo spegnimento temporaneo (ma prolungato) di interi fondamentali distretti industriali asiatici, specialmente in Cina
  • Le nuove tecnologie come il 5G, il cloud ma anche la nuove generazioni di prodotti (come le auto ibride ed elettriche) hanno fame di semiconduttori: le vendite sono passate dai 25 miliardi di dollari l’anno agli oltre 45 miliardi di dollari nel corso del 2021
  • Dopo il picco nel valore delle criptovalute del 2017, il mining è diventato una realtà dirompente a livello mondiale, che necessita delle Gpu (processori progettati inizialmente per la grafica di computer e console, ma particolarmente adatti ai calcoli richiesti dalla blockchain)
  • L’aumento nel costo delle materie prime e le difficoltà della logistica in tutto il mondo hanno rallentato ulteriormente il settore

La Cina fatica ancora a produrre

Stando a quanto riportato dai media locali, nel mese di ottobre la produzione di semiconduttori in Cina avrebbe registrato un’altra battuta d’arresto. Il secondo stop mensile dopo settembre. Per la precisione nei resoconti si menziona una discesa a 30,1 miliardi di componenti contro i 30,4 di settembre, a sua volta in discesa rispetto al record di 32,1 miliardi nel mese di agosto. Per dare un’idea di quanto la catena della produzione sia intasata basti pensare che il tempo necessario ad un ordine di passare dalla carta all’effettiva realizzazione è salito a dodici mesi (in pratica bisogna inoltrare il proprio ordine oltre un anno prima).

Perché dovrebbe interessare anche a chi non gioca ai videogame?

La mancanza di semiconduttori non paralizza di certo solo il settore dei videogiochi. Oramai qualsiasi elettrodomestico o mezzo di trasporto contiene al suo interno chip del tutto simili a quelli impiegati e tanto bramati da Sony, Microsoft e Nintendo. Senza quest’ultimi gli stabilimenti sono costretti a chiudere. Volkswagen e Stellantis hanno già dato la colpa alla mancanza di semiconduttori dei risultati economici sotto le aspettative nell’ultimo trimestre, elemento che le ha costrette a ridurre l’offerta di esemplari. Recentemente Bmw ha annunciato che i suoi prossimi modelli saranno sprovvisti del pannello centrale touchscreen. La Ford, secondo Autocar, sarebbe arrivata a spedire alcuni modelli delle proprie auto senza navigatore satellitare, che invece era previsto nella dotazione di optional Meglio senza navigatore che senza auto, questo il ragionamento che sta portando i grandi marchi a tirare dritto e riprendere le consegne.

Stando ad una analisi di Goldman Sachs la crisi dei semiconduttori riguarderebbe in maniera diretta e indiretta circa 169 diverse industrie. Quando si legge che “non si trovano le Playstation”, quindi, è bene ragionare sulle cause e le conseguenze di questa assenza di prodotti.

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