Navigare, ma sul web: serve una barca solida per evitare attacchi

18 Febbraio 2022

Circa 10 milioni di italiani hanno subito attacchi digitali. Oggi anche le imprese hanno aumentato i fondi per la cyber sicurezza

La scorsa settimana, per la precisione l’8 febbraio, il mondo di coloro che posseggono una connessione internet ha celebrato l’Internet Safer Day.
La giornata, dedicata alla consapevolezza ed al corretto utilizzo del web, è stata istituita nel 2004 dall’Unione europea, e ricorre il secondo giorno della seconda settimana del mese di febbraio di ogni anno. Quest’anno, appunto, la celebrazione si è tenuta l’8 febbraio.
Ma in un mondo ormai dominato dal web, in cui i più giovani nascono “con gli smartphone tra le mani” e tutti, per lavoro o per altre esigenze, hanno imparato a destreggiarsi nella rete e tra i device, è davvero necessaria una giornata che ricordi che, per navigare nelle acque profonde ed oscure di internet, ci vuole una barca molto solida?

Gli italiani si sentono sicuri sul web?
Pare di sì, perché da una ricerca di Changes Unipol, elaborata da Ipsos e presentata proprio in occasione del più recente Internet Safer Day, emerge come siano circa 10 milioni gli italiani che hanno subito violazioni digitali.
Che significa “violazioni digitali”? Si parla di tutti i rischi che si corrono comunemente navigando in rete, dalla violazione della privacy a fenomeni di cyberbullismo, fino ai furti di dati bancari, clonazioni di carte di credito, fino ad arrivare persino ai furti d’identità. L’indagine è stata realizzata intervistando persone tra i 16 e i 74 anni.

I timori serpeggiano
La ricerca mostra come ci sia certamente una discrepanza tra il timore di subire attacchi digitali, ciò che effettivamente si fa per cercare di evitarli e, soprattutto, chi questi attacchi finisce per subirli realmente.
Partiamo dalla paura, prima di tutto: ben il 53% degli italiani si sente esposto alle violazioni digitali. Paura che serpeggia per la maggior parte tra i baby boomers, ovvero le persone tra i 57 e i 64 anni (58%) che temono in particolare il furto dell’identità e la clonazione della carta.
Per il 37% degli intervistati invece il rischio più temuto è quello di cyber bullismo, percentuale che raccoglie per lo più donne.

Tra protezioni fai-da-te e rischi concreti
Sono sempre i baby boomers che tentano di proteggersi con metodi semplici e a volte “fai da te”: il 64% di questa fascia fornisce ai siti web solo i dati obbligatori. Un metodo utilizzato in realtà dal 55% degli intervistati, più di un italiano su 2 interessati dall’indagine.
La percezione però si ribalta quando si parla di siti di e-commerce e in generale i pagamenti online: il 77% degli italiani li ritiene sicuri e l’11% molto sicuri.
Nonostante timori, problemi e “nativi digitali”, pare però che le violazioni in ambito digitale riguardino maggiormente i giovani, e diminuiscano con l’aumentare dell’età.

Un problema non solo per privati
Sono anche le imprese ad essere sempre più preoccupate per i cyber attacchi, in crescita negli ultimi anni, tanto che la spesa in materia di cyber sicurezza in Italia è aumentata notevolmente nel primo semestre del 2021: +1,55 miliardi di euro, +13% rispetto al 2020, secondo la ricerca dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano.
«Con il protrarsi dell’emergenza sanitaria, si sta consolidando la consapevolezza sull’importanza della cybersecurity, non solo nelle organizzazioni di maggiori dimensioni, ma anche in realtà meno strutturate – afferma Gabriele Faggioli, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection -. Il mercato ha ripreso a correre, sempre più realtà hanno adottato tecnologie e rivisto i processi per aumentare la sicurezza di fronte alle minacce crescenti. Sullo sfondo, inizia ad emergere la spinta del Pnrr, linfa per gli investimenti in security e punto di riferimento per le organizzazioni con la nascita della nuova Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale»

© Copyright 2022 Editoriale Libertà