Processo Levante, Pradella: “Traditori dello Stato”. Chiesti più di 16 anni per Montella

26 Aprile 2021 14:07

“Traditori dello Stato”: così sono stati definiti dal procuratore capo Grazia Pradella, i carabinieri della caserma Levante a processo con rito abbreviato (sconto di un terzo della pena), per vari reati, tra i quali tortura e spaccio di droga. Pradella ha formulato le richieste di pena:
appuntato Giuseppe Montella: 16 anni, un mese e 10 giorni
appuntato Salvatore Cappellano: 14 anni, 5 mesi 10 giorni
appuntato Giacomo Falanga: 13 anni
appuntato Daniele Spagnolo: 7 anni e 8 mesi
maresciallo Marco Orlando: 5 anni

Il procuratore Pradella ha elogiato “la parte buona dell’Arma” con la quale continua a collaborare. Nel pomeriggio sono state formulate le richieste delle parti civili, i risarcimenti spaziano da 4mila a 300mila euro. L’avvocatura dello Stato ha chiesto 250mila euro per il danno all’immagine dell’Arma. I tre sindacati dei carabinieri hanno avanzato richieste risarcitorie di 20mila euro (Nsc), 50mila (Silca) e 150mila euro (Pdm).

Notizia delle 13.00 – Prosegue nell’aula allestita a Piacenza Expo il processo, con rito abbreviato, a cinque carabinieri della caserma Levante arrestati nel luglio scorso con gravi accuse tra le quali tortura e spaccio di droga. Oggi, lunedì 26 aprile, dovrebbero arrivare le richieste di pena. In mattinata è proseguita la requisitoria del pm Antonio Colonna che ha ricostruito quanto accadeva nella caserma sequestrata. “Tutti sapevano, è inutile scaricare la responsabilità su Giuseppe Montella” ha dichiarato il pm Colonna.

Oltre all’appuntato 37enne, considerato il leader dei militari infedeli, hanno scelto il rito abbreviato – che consente la riduzione di un terzo della pena – anche Marco Orlando all’epoca comandante della stazione di via Caccialupo, Daniele Spagnolo e gli appuntati scelti Giacomo Falanga e Salvatore Cappellano. Orlando e Spagnolo sono ai domiciliari mentre gli altri si trovano in carcere.

In mattinata è intervenuto anche il pm Matteo Centini. “C’è gente che indossa la divisa con onore e per questo leggere questi fatti é motivo di umiliazione e vergogna. Dedico il mio intervento a queste donne e a questi uomini valorosi”. Centini ha riportato la sua esperienza nella Dda di Reggio Calabria e ha ricordato i carabinieri che rischiano la vita.

IL SERVIZIO DI NICOLETTA MARENGHI

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