Sanremo 2023, più sociale che social. Tra (poca) musica e temi scottanti. Perché non parlare di autismo?

Che guardiate Sanremo con curiosità, che lo guardiate per lavoro o che non lo guardiate affatto, quest’anno il Festival della canzone italiana è stato condito soprattutto dalla politica.
E la musica? C’era, certo che c’era – anche se poca e, per lo più, modesta – ma il brodo era allungato da tutt’altre questioni. Quindi, rispetto all’insieme dello spettacolo, che si potrebbe accorciare più di un filino: se la musica era il quadro, la cornice era più grande del dipinto.

Non volendo entrare nel merito del risultato – Marco Mengoni è ormai, indubbiamente, un cantante di punta e la sua vittoria annunciata era scontata (nella foto in alto lo trovate nei primi cinque classificati) – in questo blog oggi io voglio lanciare un’idea a chi gestirà/condurrà il prossimo Festival di Sanremo (chissà se sarà ancora Amadeus, sopra con Gianni Morandi e la co-conduttrice e campionessa Paola Egonu).
Se proprio si deve spingere l’acceleratore sociale sul palcoscenico dell’Ariston, perché non parlare di autismo? Non va certo di moda come altre tematiche, ma forse anche per questo bisognerebbe farlo. Soprattutto pensando alla presenza, in alcune città d’Italia, di intere orchestre – a Piacenza l’ottima MusicAlia (qui sotto) – in cui talenti musicali e professionisti affiancano altri talenti musicali speciali. O a testimonial come Elio delle Storie Tese, che ben conosce l’autismo.
Insomma, da qui io lancio il sasso. Poi, vedete voi. Quel che è certo, è che sarebbe un tema coraggioso, sempre troppo sottovalutato.

 

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