Piacenza

Gestione anziani e tensioni, una storia lunga 5 anni

26 marzo 2015

Vittorio Emanuele

Bisogna partire dal 2010 per capire la complessa vicenda che sta infiammando il dibattito politico, sindacale e sociale a Piacenza, con il Comune che ha deciso di non concedere alla cordata Coopselios-Aurora Domus l’accreditamento definitivo per la gestione di 108 posti letto per anziani non autosufficienti all’ospizio Vittorio Emanuele.
Dal primo giugno, dunque, torneranno nelle mani dell’Asp “Citta di Piacenza”, che già ne gestisce altri 108 all’interno della stessa struttura.

Una divisione, peraltro sempre sotto lo stesso tetto, che è figlia delle legge regionale proprio del 2010, che poneva fine alle cosiddette gestioni miste: allora era l’Asp a dare le linee guida e controllare il servizio, che veniva però fornito da Dimensione Sociale. La stessa cooperativa, grazie a una sorta di diritto di “prelazione” previsto dalla Regione, aveva ottenuto l’accreditamento transitorio: quattro anni “di prova” al termine dei quali, se non ci fossero stati problemi, sarebbe scattato (a partire dal primo gennaio 2015) l’accreditamento definitivo, generalmente di 5 anni rinnovabili per altri 5.
Nel 2013, però, Dimensione Sociale andò in crisi di liquidità e ritardò il pagamento di alcuni stipendi ai dipendenti. A ottobre, quindi, il Comune revocò il contratto, la coop fece ricorso al Tar ma l’istanza non venne accolta.
Per qualche mese, a inizio 2014, Asp riprese nelle sue mani la gestione anche della metà esternalizzata, fino a quando non venne celebrata la selezione pubblica che vide prevalere le cooperative Coopselios e Aurora Domus. Unicoop e Proges, seconda e terza classificata, presentarono ricorso al Tar, ma la richiesta di sospensiva dell’affidamento non fu accordata e il primo giugno partì la gestione della cordata, con la formula dell’accreditamento provvisorio per un anno. Il Comune ha ora deciso di non trasformarlo in definitivo, lasciando di fatto scadere il contratto annuale.

Il motivo, secondo Palazzo Mercanti, è innanzitutto economico: stando al sindaco Paolo Dosi, con tutti i 216 posti anziani in mano ad Asp si risparmieranno 300mila euro all’anno. Nei prossimi anni, poi, il Comune dovrà farsi carico di una quota sempre crescente del disavanzo dell’Asp Città di Piacenza: per l’anno in corso è previsto il 25 per cento di 1,6 milioni, vale a dire 400mila euro. La percentuale diventerà il 50 per cento nel 2016 e salirà ancora negli anni successivi, dunque la giunta vuole avere assoluto controllo sulla gestione, in previsione proprio di questo impegno economico.

C’è poi una questione legata alla qualità, con la convivenza tra le due gestioni che non sarebbe mai decollata e i due servizi che avrebbero standard e organizzazioni troppo differenti, almeno secondo l’amministrazione comunale.
Una posizione sposata proprio oggi dalle 73 lavoratrici di Asp, che denunciano le diverse condizioni in cui devono lavorare gli 80 colleghi “privati”, con ripercussioni sugli ospiti.
Coopselios e Aurora, sostenuti dalle centrali cooperative del territorio, smentiscono però questa visione e paventano il rischio di un aumento dei costi e pericoli per i suoi lavoratori impegnati al Vittorio Emanuele. Contrari alla posizione del Comune ci sono anche alcuni pezzi di maggioranza (Moderati, qualche esponente Pd e del Misto) e l’opposizione compatta.
A favore, invece, Rifondazione comunista e, seppur cautamente, i sindacati, che oggi hanno chiesto che la gestione pubblica prosegua nel tempo e che il personale venga assunto prima a tempo determinato e poi a tempo indeterminato quando accreditamento sarà definitivo.
Un puzzle intricato, che pare destinato a creare ancora roventi polemiche.

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