Scuole chiuse, mamme nello sconforto: “I nostri figli sono disorientati”

16 Marzo 2021

Prima di collegarsi in video-lezione con i suoi compagni di classe, ieri mattina il figlio di 7 anni si è lasciato andare a uno sfogo tanto innocente quanto emblematico: “Non sono contento, rivoglio i miei amici veri”. Lo racconta la mamma Marianna Epifani, che non ha dubbi: “La scuola deve riaprire, perché è un luogo sicuro. Gli studenti rispettano le regole anti-Covid”. Durante questi primi giorni di zona rossa, in cui tutte le attività didattiche si svolgono a distanza (fatta eccezione per gli alunni disabili o con bisogni educativi speciali), Epifani è una delle madri piacentine disorientate. Nel caos. “Ho due figli di sette e tre anni – spiega Marianna, docente di professione – la scuola non può e non deve passare attraverso un monitor. All’inizio delle lezioni online il mio bambino è diventato scuro in volto, mentre suo fratello faceva i capricci in soggiorno. Ed è davvero difficile, nel frattempo, essere madre e lavoratrice a metà”.

Patrizia Molinelli ha una figlia di sei anni, iscritta alla classe prima della scuola elementare di Castel San Giovanni: “Sono una mamma in smart working, lavoro tra le mura di casa e intanto la mia bimba segue le lezioni a distanza. Ma non è facile, spesso non riesce a capire come svolgere i compiti assegnati dalla maestra, altre volte i collegamenti sono caotici, qualcuno non spegne il microfono e gli alunni sono soli davanti a uno schermo. Mia figlia piange”.

Anche Debora Bolzoni, oss in servizio nella casa di cura Piacenza, si è trovata costretta a gestire tre figli – 15, 12 e due anni – sotto lo stesso tetto, in didattica a distanza. Dall’oggi al domani, in zona rossa, con uno scarso preavviso. “La chiusura delle scuole mi ha gettato nello sconforto – dice Bolzoni – l’organizzazione della vita è più complicata, da una parte ci sono due adolescenti collegati con le lezioni online e dall’altra una bambina piccola che cerca la loro attenzione. Le famiglie vivono l’ennesimo sacrificio”.

Su Facebook alcuni genitori hanno fondato il gruppo “Priorità alla scuola – Piacenza”, in cui si denuncia l’ostacolo rappresentato dalla sospensione delle attività didattiche in presenza: non solo dal punto di vista della gestione quotidiana per le mamme e i papà, ma anche dell’impatto psicologico sugli alunni. Molti genitori hanno dovuto cercare qualcuno disposto a prendersi cura dei propri figli, mentre loro escono di casa per andare al lavoro. “Il sostegno fondamentale – aggiunge un’altra piacentina – arriva dai nonni, la categoria più fragile nella pandemia da Covid, ma ancora una volta in campo per fare la differenza”.

IL SERVIZIO DI THOMAS TRENCHI

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