Piace, niente scuse: ultimi 180 minuti da dimenticare, ora serve la vera scossa

08 Marzo 2021

Da settimane la tensione sembra essersi allentata e probabilmente sono eccessive le certezze relative a una salvezza diretta che la mediocrità del girone dovrebbe garantire. Dopo la prestazione offerta ieri dal Piacenza a Busto Arsizio però, la sensazione è che in casa Piace sia giunto il momento di un nuovo confronto volto a inquadrare al meglio l’immediato futuro che, ad oggi, segnerebbe la partecipazione ai playout salvezza. Dunque, la permanenza in categoria sarebbe vincolata ad una sorta di lotteria che Battistini e compagni hanno il dovere, ma anche le potenzialità, di risparmiare ai tifosi biancorossi, già “sofferenti” a causa di stadi blindati ormai da mesi.

Era palese che il confronto con la squadra di Javorcic, miglior difesa del torneo e sempre più a ridosso delle prime della classe, rappresentasse scoglio improbo per un Piacenza falcidiato dalle assenze in ogni zona del campo. Ciò che però ha lasciato perplessi è stata la mancanza di nerbo da parte di interpreti chiamati a fornire segnali al tecnico dopo tanta panchina e soprattutto volti a colmare il consueto gap tecnico divenuto triste costante di quasi tutte le 29 giornate sin qui disputate.

Siamo in dirittura d’arrivo e pensare di agguantare l’obiettivo di stagione proseguendo sulla strada intrapresa nella sfida con la Giana e poi riproposta allo “Speroni”, significherebbe gettare basi assai consistenti per un mesto addio alla categoria. Vietato appellarsi alle assenze per quanto osservato ieri a Busto perchè si è trattato di una scena muta da parte di ogni singolo protagonista, compreso ovviamente mister Scazzola dal quale, dopo il pareggio dal sapore di sconfitta rimediato con la Giana nel turno infrasettimanale, sarebbe stato lecito attendersi una scossa sul piano emotivo. E nelle dichiarazioni post gara, non hanno convinto i ripetuti appelli alle defezioni che erano sì importanti, ma che, a questo punto della stagione, non possono più essere considerate valide scusanti.

Nessuna reazione e anche la difesa, il reparto che più di altri negli ultimi tempi aveva garantito livelli sufficienti di affidabilità, è stata di fatto umiliata dalla rapidità del duo Kolaj-Latte Lath e non dal tandem Lukaku-Lautaro. Il solo Stucchi si è rivelato all’altezza. E se da un ventenne piazzato al centro dei pali dopo un intero campionato trascorso a scaldare la panchina giungono risposte, qualcuna in più sarebbe gradita dagli uomini di maggiore esperienza e capacità tecniche. E se dietro Battistini e Tafa sono stati presi d’infilata costante dagli avversari, Maio e soprattutto Cesarini hanno regalato una domenica di puro relax alla retroguardia della Pro; a metà campo Pedone ha confermato di non possedere doti ulteriori rispetto a corsa e abnegazione, mentre Palma sembra incapace di abbinare alle doti tecniche quelle di leader vero.

Il quadro resta preoccupante, ma non compromesso. A patto che l’abulia e il piattume andati in scena negli ultimi 180 minuti rappresentino ultimo atto del Piace da sbadigli e senza mordente, troppe volte osservato all’opera in questo campionato interminabile.

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