L’aperi-relax nel “castello di paglia”

Di Giorgio Lambri 08 Agosto 2021

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Il “castello di paglia” te lo devi guadagnare! Risalendo la statale 45 fino a Travo, poi imboccando la strada che porta ai “Pastori”, si arriva a Bobbiano e si trova un bivio che obbliga a salire ancora fino a Costa del Grillo, su uno spettacolare altopiano al centro del quale non è difficile individuare una costruzione interamente realizzata con la paglia – grandi balloni rotondi, balle quadrate e piccole ballette – con quattro bandiere italiane che sventolano alla sommità di altrettante “torri”. È un’idea di Roberto Mantega, 58 anni, ex informatico milanese, da 21 anni piacentino d’adozione. “Ho conosciuto la Valtrebbia grazie al papà di mia moglie, che aveva una casa estiva a Santa Maria di Bobbio – racconta – mentre il mio primo approccio con i piacentini risale addirittura al servizio militare, a Napoli, dove conobbi tre persone poi diventate miei ottimi amici”.
Per farla breve, Roberto, che condivide il giudizio fantasiosamente attribuito a Hemingway sulla Valtrebbia come ” più bella Valle del mondo”, ha fatto avanti e indietro ogni giorno tra Milano e Rivergaro per undici anni, poi nel 2011 con la moglie ha rilevato un’azienda agricola ed ha cambiato strada. Ha iniziato a coltivare lavanda con la quale realizza prodotti che mette in vendita online, ha creato un piccolo maneggio grazie al quale organizza trekking per escursionisti.
“Alla Costa del Grillo ho riscoperto il piacere della concretezza – spiega – perché quello dell’informatico è un mondo molto creativo e meraviglioso, ma ti toglie completamente la possibilità di toccare i risultati della tua fatica. Avevo bisogno di questo è con mia moglie Tiziana e nostra figlia Valentina abbiamo abbracciato subito con entusiasmo questo progetto”.
Peraltro il luogo scelto come buen ritiro e inizio di una “vita nova” da Roberto aiuta molto perché siamo in uno spicchio di Valtrebbia di strepitosa purezza, sulla cima di una collina con vista spettacolare e l’invidiabile valore aggiunto di un silenzio quasi irreale, che quando il sole va a dormire dietro la vicina Pietra Parcellara, diventa poesia pura.
Il “castello” invece nasce da una fotografia vista per caso da Roberto qualche tempo fa, che ha immediatamente innescato in lui il desiderio di creare qualcosa di simile alla Costa del Grillo.
Così ha “affittato” da un amico agricoltore più di 200 bellette di fieno, una dozzina di grandi roto-balle e balle quadrate per costruire il suo sogno. Realizzato con un progetto vero e proprio che prevede tre uscite di sicurezza, una delle quali porta alle toilette realizzate con piccoli bagni chimici. L’arredamento è fatto ovviamente di paglia, con sedie e tavolini ricavati dalle “ballette” e ricoperti con rustiche tovagliette in tessuto. Se incautamente siete saliti senza un golfino, sono disponibili copertine da picnic.
Il castello funziona dal giovedì alla domenica, non è un ristorante e quindi non offre preparazioni cucinate, ma piattini di salumi e formaggi della zona (davvero molto buoni ma che dovrebbero essere offerti in porzioni un po’ più generose!), panini, vini rossi della vicina azienda Paganini e bianchi della Cantina Primogenita di Ziano, ma anche birre di Retorto.
Su un lato è stato ricavato un palcoscenico per esibizioni musicali e di dj set, qualche giorno fa una serata è stata animata da un piacevolissimo spettacolo di musica afro jazz. A rendere ancora più affascinante l’atmosfera, appese alle pareti di paglia, ci sono le opere della giovanissima artista piacentina Annalisa Zambelli, 16 anni, studentessa del Cassinari. Dipinti surreali che raccontano le vicine montagne nelle varie stagioni e che verranno messi all’asta prima della chiusura del castello, prevista per il 29 agosto. Un’ultima cosa, prima di andarvene potete approvvigionarvi dei prodotti realizzati da Roberto e Tiziana: oli essenziali, lavanda, creme ed un sale marino con mix di erbe.
Se avete tempo in questa stagione potete anche visitare lo spettacolare lavandeto di Costa del Grillo, che si tinge di viola e si riempie di vita. Api, farfalle e tante altre piccole creature festeggiano e banchettano tra i fiori, donando al campo caratteristiche che vanno oltre l’aspetto meramente biologico. Io se fossi in voi in salto ce lo farei.

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