Maltrattamenti

Telefono Rosa: “Le violenze non si giustificano mai”. In due mesi 40 richieste

10 settembre 2019

“E’ stato un femminicidio a tutti gli effetti” – non ha dubbi Donatella Scardi, presidente di Telefono Rosa nel definire quanto accaduto ad Elisa Pomarelli, la 28enne assicuratrice di Borgotrebbia uccisa da Massimo Sebastiani, l’operaio 45enne di Carpaneto. Un amico di cui si fidava e che frequentava da oltre tre anni. Lui era innamorato della ragazza, lei no e su questo punto era sempre stata chiara. A Massimo però non bastava, voleva qualcosa di più e quel 25 agosto nel pollaio di casa sua, a Campogrande, ha dato sfogo ad un rancore che evidentemente covava da diverso tempo.

“Quando succedono queste cose ti senti impotente – ha spiegato Scardi – ti rendi conto che c’è un problema culturale, la non accettazione del rifiuto. Si continua a non considerare la volontà di una donna che può essere differente da quella di un uomo”. Elisa non poteva immaginare che quell’amico sarebbe arrivato a tanto, a privarla della sua libertà. La giovane aveva tutta una vita davanti. Con quegli occhi azzurri come il mare sognava di aprire un’azienda agricola. Amava la campagna e gli animali. Una passione che l’accomunava a Sebastiani. Lui le stava insegnando il mestiere e voleva avviare l’attività insieme a lei. Invece, in pochi istanti, ha spazzato via tutto. Nel “loro” pollaio ha strangolato Elisa che gli aveva detto “è meglio non vedersi più”.

“Non giustifichiamo mai, in nessun caso, un atto di violenza – ha sottolineato Donatella Scardi – perché la violenza non esiste in un rapporto, che sia fisica o psicologica. Le donne devono imparare a volersi bene e a non abbassare mai la guardia”. Da quanto si sa, prima dell’omicidio Elisa non avrebbe mai subito maltrattamenti o violenze da parte di Massimo. “E’ normale che la ragazza si fidasse di lui – conclude Scardi – come ci si fida degli amici ma per lui non era la stessa cosa e questo rifiuto non lo ha accettato”.

Intanto l’escalation di violenze non si arresta. Lo dimostrano i numeri: solo tra luglio e agosto 2019 il Telefono Rosa ha ricevuto 40 nuove richieste di aiuto da parte di donne vittime di maltrattamenti e soprusi. Sette sono state le chiamate per attivare i codici rossi da parte della rete territoriale (assistenti sociali, forze dell’ordine, avvocati e altri centri antiviolenza). Sette segnalazioni sono arrivate anche da terze persone a dimostrazione che, l’appello a farsi avanti quando si notano situazioni anomale, non è caduto nel vuoto. L’associazione ricorda che nella maggior parte dei casi il nemico si nasconde tra le mura domestiche. 

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