Un comitato per il ponte Lenzino: “Non deve sorgere sui ruderi di quello crollato”

24 Marzo 2021

“Sul ponte Lenzino noi amministratori abbiamo già fatto tutto quel che potevamo: adesso, per evitare questo nuovo insulto al buon senso, devono essere i cittadini ad esprimersi”.

Il sindaco di Cerignale Massimo Castelli chiama a raccolta gli abitanti della Val Trebbia e rilancia l’idea di un comitato che possa convincere Anas e Soprintendenza a cancellare il proposito di ricostruire il nuovo ponte definitivo sul Trebbia sui ruderi del ponte crollato lo scorso ottobre.

Tanti i punti di disaccordo, emersi nell’ultima riunione con la prefettura: il fatto che il ponte definitivo sarà ricostruito sui ruderi di quello attuale (ritenuto da preservare e non da abbattere, per la Soprintendenza), la bocciatura del tracciato proposto invece dai sindaci (un ponte non più perpendicolare al fiume ma “obliquo” per tagliare curve pericolose e rendere la Statale più agile) e un sostanzioso e inatteso aumento dei costi (da 14 a 21 milioni di euro).

“Se la Soprintendenza ha così tanto interesse nel vecchio ponte, perché non se n’è mai occupata finora e lo ha lasciato cadere?” si chiede Castelli. “Vogliamo un ponte verso il futuro, che porti sviluppo, non che sia ancora una volta legato al passato. Mi piacerebbe poter andare a Roma e portare 20mila firme”.

L’idea del comitato ha subito riscosso un forte sostegno sui social network. Intanto sorgono dubbi di natura tecnica sul rifacimento del ponte nello stesso identico punto. “C’è una frana che spinge dalla sponda destra e deforma il ponte” sottolinea il geologo Giuseppe Marchetti. “Ricostruirlo lì sarebbe una follia: molto meglio il progetto di un tracciato obliquo proposto dai sindaci”. Sulla vicenda interviene anche il vicesindaco di Ottone Maria Lucia Girometta: “Concordo con il sindaco di Cerignale che, ribellandosi alle decisioni di Anas e altri enti competenti, chiede una mobilitazione. Il ponte provvisorio doveva essere costruito in sei mesi e invece non c’è”. 

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