Non solo funghi porcini, facciamo spazio all’imperiale ovolo buono!

Di Debora Saccardi 08 Settembre 2022

La stagione dei funghi è entrata nel vivo al netto di ritiri e multe propinate a chi non rispetta le regole di raccolta.

La caccia al fungo porcino in primis, di ovuli per i più fortunati poi, nonché dello scatto più cliccato, gettonato del “fungo più bello”, social e instagrammabile è sempre più accesa.

Quello che però alla fine conta dopo la ricerca nei boschi, è prepararli al meglio.

Vi avevo già parlato dell’utilizzo dei funghi coltivati, cliccate qui se vi siete persi l’articolo.

Se invece siete amanti di sua maestà il porcino, ecco un altro link che fa per voi.

Siccome di funghi però non ne abbiamo mai abbastanza, ho pensato di riprendere l’argomento, approfittando di un piccolo fuori programma, gli ovuli che vedete in foto.

 

Ovolo: curiosità e uso in cucina

L’ovulo o ovulo buono, noto come amanita caesarea, deve il suo nome al termine latino ““Caesareus” che significa “dei Cesari”, tanto da essersi guadagnato il titolo di “ fungo dei re e degli imperatori”. Si dice che i Romani, conquistati dalla sua bontà, decisero persino di tutelare i terreni in cui si riproduceva. Nel gergo popolare li chiamiamo ovuli, anche se sarebbe più corretto definirli ovoli. A seconda delle regioni, ci sono poi gli appellativi locali: ovol in Emilia-Romagna, cocco in Toscana, boler ross in Lombardia. In alcuni casi vi capiterà di sentirlo nominare anche come “ tuorlo d’uovo”, perché durante la  crescita, nello stadio di apertura della membrana che racchiude il fungo, c’è quel momento in cui spicca il colore arancione-rosso accesso del cappello.

Fungo raro, ricercato, prelibato, gusto delicato ma caratteristico, nelle varie preparazioni non deve essere contrastato ma accompagnato. Siete indecisi su come usarlo?

Gli ovoli sono ottimi crudi, per carpacci arricchiti senza esagerare da qualche sottile scaglia di Grana Padano o Pecorino toscano, conditi infine con una citronette; in insalata insieme a lattughino, spinacini, mirtilli, chicchi di melagrana e mandorle a lamelle. Un’ accoppiata vincente? Provate il carpaccio con una tartare di gamberi e trito di erba cipollina.

Potete consumarli previa cottura in abbinamento a pasta fresca all’uovo e se decidete di aggiungere panna per rendere più cremoso il condimento fatelo con parsimonia; molto apprezzato come guarnizione o contorno trifolato di un secondo a base di carne come una bella tagliata o un tournedos di manzo. L’alternativa sempre gradita, che non delude mai, resta l’accoppiata con uova fritte, frittata oppure molto gettonato il fungo fritto!

Attenzione: se non siete sicuri che i funghi raccolti siano commestibili, rivolgetevi al servizio ASL di zona, per controllo e verifica.

 

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